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"Dubito dunque sono"

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domenica 6 dicembre 2009

Sulle parole desuete #1

Logomachia: [lo-go-ma-chì-a]
• Disputa che verte sull'attribuzione di significati diversi alle parole; estens. discussione inconcludente
• sec. XVI
FONTE
Esempio:
"il più vitale contributo del socialismo fu il sentimento d'una necessaria palingenesi sociale; i suoi limiti vennero dalle pose astrattamente rivoluzionarie di alcuni, dalle logomachie di altri, dal vincolo d'una obbligatoria professione di marxismo ortodosso" (tratto da un signor libro: Carlo Morandi, I partiti politici in Italia dal 1848 al 1924, Felice Le Monnier - Firenze 1997)

sabato 5 dicembre 2009

Sul peccato originale

-Adamo ed Eva, 1504, incisione su rame-


«Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti» (Genesi, 2.16)


Questo è il comando che Dio padre diede all'uomo. Ma capì veramente cosa significasse la morte? No, l'uomo non lo capì. Di tale parola non ne era a conoscenza, egli, fatto ad immagine e somiglianza del Padre; non conosceva il bene, il male, vedeva il mondo nella sua beltà con gli occhi di Dio.

Ma perchè allora quell'albero, quella tentazione? "Solo" per dare all'uomo la libertà di scegliere?

Nella narrazione si possono scorgere i vizi capitali: l'invidia dapprima del serpente per Adamo ed Eva, poi la gola: «Allora la donna vide che l 'albero era buono da mangiare», A questo punto si inserisce la superbia: «gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e ne mangiò.». La superbia è il peggiore "abito del male" (come chiama i vizi capitali Aristotele) che porterà l'uomo a dire la peggiore bestemmia: "Diventerò Dio!" Ma quando la mangiò esso prese coscienza della propria nudità, della vergogna e di aver fatto il male: «Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture. Poi udirono il Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno e l’uomo con sua moglie si nascosero dal Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino. Ma il Signore Dio chiamò l’uomo e gli disse: «Dove sei?». Rispose: «Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto». Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che eri nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?». Rispose l’uomo: «La donna che tu mi hai posta accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato». Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?». Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato». (Genesi. 3.7-11)


Ed ecco poi lanciarsi "l'anatema" sulla stirpe umana che cela tuttavia l'amore di Dio:

Alla donna disse: «Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà».
All’uomo disse: «Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell’albero, di cui ti avevo comandato: Non ne devi mangiare, maledetto sia il suolo per causa tua! Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita. Spine e cardi produrrà per te e mangerai l’erba campestre. Con il sudore del tuo volto mangerai il pane; finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai!
». (Genesi, 3.16-20)

A parte l'indiscutibile bellezza del racconto, voglio approdare alla mia conclusione o provocazione:
Come si sarebbe potuto giustificare Dio se fossimo rimasti in quello stato di grazia, di immortalità, di pienezza e godimento? Se non esistesse il dolore e la morte come ci si potrebbe ricordare che non siamo altri che parte della natura e che come essa deperiamo? Tout court, arrivo a dire che il peccato originario è condizione necessaria dell'uomo per riconoscere e giustificare Dio...
...ma non faccio in tempo a formulare questa avvincente tesi, che la mia coscienza ipertrofica me la smentisce seccamente...
-Luca Mazzucco
Il libro della Genesi online: qui

giovedì 3 dicembre 2009

Sulla denominazione


Cos'è la coscienza ipertrofica?Questo paradigma lo troviamo in un'opera letteraria forse poco citata ma che meriterebbe una letta.Si tratta di: "Memorie dal sottosuolo" di Fedor Doestoevskij. Sicuramente uno dei suoi libri meno letti ma al tempo stesso fondamentale per comprendere i suoi personaggi. A ragione, quest'opera, datata 1864 è stata considerata come un'introduzione alla psicoanalisi. D. sviscera dal suo personaggio (non è autobiografico, lo stesso autore in ultima analisi lo condannerà) quel gazzabuglio di pensieri che condurrà il protagonista in un continuo processo all'intenzione. Il racconto è considerato, punto di partenza della psicoanalisi (Freud aveva appena 8 anni) lo stesso sottosuolo non è altro che l'inconscio stesso. Ma veniamo dunque alla coscienza ipertrofica.Il termine coscienza è qui traducibile come la capacità di distinzione tra bene e male e l'ipertrofia significa un eccessivo sviluppo quindi essa sostanzialmente è l'eccesso di coscienza. Per D. c'è l'uomo normale che definisce "stupido" ma "autentico", è un tipo immediato, impulsivo. La sua antitesi è l'uomo con la coscienza ipertrofica ed è la sua stessa coscienza che lo rende inerme, incapace di agire perchè bloccato da quella sua capacità di mettersi continuamente in dubbio, ed il dubbio è la sua dannazione che lo porterà a ricevere solo "sputi" ed "umiliazioni". D. non usa mezzi termini per etichettarlo come un "topo" che si rifugia nel suo "schifoso e fetente sottosuolo" nel quale maturerà la sua "eterna rabbia". Ora finalmente abbiamo la chiave di lettura per comprendere questa citazione che riassume il pensiero centrale della filosofia dell'uomo del sottosuolo:"Io, non dico malvagio, ma niente sono riuscito a diventare: né cattivo, né buono, né ribaldo, né onesto, né eroe, né insetto. E ora trascino la mia vita nel mio angolo, tenendomi su la maligna e magrissima consolazione che un uomo intelligente non può in verità diventar nulla e che solo gli sciocchi diventano qualcosa."


Il libro dell'immagine è edito da Newton Compton Editori dal costo di €5 ma nonostante sia economico, ci sono traduzioni migliori.

Luca Mazzucco